6 Termini che ogni Designer deve conoscere
- pandagrafic
- 15 ott 2015
- Tempo di lettura: 4 min
1. Immagini Raster e Immagini Vettoriali
Le immagini raster (talvolta chiamate immagini bitmap) sono costituite da migliaia di pixel che determinano il colore e la forma dell’immagine stessa. Ad esempio, le comuni foto sono immagini raster e Photoshop è l’editor raster più comune che consente di manipolare il colore e altre proprietà dei pixel. Ma poiché le immagini raster sono costituite da una quantità “finita” di pixel, il ridimensionamento può essere talvolta difficile. Se ingrandite tale immagine in Photoshop, il software dovrà fare un backup dei dati al fine di aggiungere dimensione. Ciò si traduce in un’inevitabile perdita di qualità. Le immagini vettoriali (come quelle creati in Adobe Illustrator) sono costituite da punti, ognuno dei quali ha una coordinata X e Y definita. Questi punti si uniscono in percorsi per formare figure, dove all’interno si possono aggiungere riempimenti di colore. Ma, cosa più importante, i vettori possono essere ridimensionati a qualsiasi dimensione senza alcuna perdita di qualità. In tempi recenti, programmi come Illustrator sono progrediti a tal punto che la grafica vettoriale è diventata incredibilmente complessa: oggi infatti è possibile aggiungere sfumature, forme complesse e creare immagini molto dettagliate e “scalabili”. Poiché i vettori possono essere ridimensionati a piacimento, sono spesso utilizzati per la creazione di loghi e altri elementi grafici che hanno bisogno di essere utilizzati su diversi supporti (dal volantino al cartellone alla penna…..).
2. Colori CMYK, RGB e Pantone
Il CMYK è la modalità colore standard per l’invio di file per la stampa (che si tratti di riviste, giornali, volantini, opuscoli, rapporti annuali e così via). L’acronimo CMYK sta per Cyan, Magenta, Yellow e Key (o nero). Quando si invia un lavoro alla stampa, le piastre del ciano, magenta, giallo e nero vengono realizzate su una pressa tradizionale e poi allineate per la stampa su carta. È possibile aggiungere anche il colore Pantone, o quinto colore, creato con delle piastre a parte. Il sistema Pantone è stato messo a punto negli anni ’50 per poter classificare i colori e “tradurli” fedelmente nel sistema di stampa a quadricromia CMYK (ciano, magenta, giallo e nero) semplicemente grazie a un codice. I colori, coi relativi codici, sono quindi inseriti in un catalogo, denominato in italiano “mazzetta” o “tirella”, dove è possibile sfogliarli e selezionarli in modo preciso. A differenza del CMYK o del RGB, il codice pantone è un codice arbitrario composto da due campi, nel primo dei quali può essere presente una parola (ad esempio “RED” -rosso-) o un numero di due cifre che si riferisce alla famiglia di appartenenza (es. 18 per la famiglia dei Rossi). Per i colori più comuni è disponibile anche una definizione più classica. Diverso il discorso per i colori RGB. Diversamente dalle immagini a livelli di grigio, tale modello di colori è di tipo “additivo” e si basa sui tre colori rosso (Red), verde (Green) e blu (Blue), da cui appunto il nome RGB, da non confondere con i colori primari sottrattivi giallo, ciano e magenta. Visto che il CMYK ha una gamma di colori più limitata rispetto agli RGB (che è essenzialmente ciò che l’occhio vede sugli schermi dei pc) si può verificare una perdita di colore durante la conversione da RGB a CMYK.
3. DPI e PPI
La risoluzione è un altro termine chiave nel design che è spesso soggetto a confusione. Esistono due sigle principali utilizzate quando si tratta di risoluzione. Della prima, detta DPI, bisogna preoccuparsi solo quando si sta creando un lavoro per l’output di stampa. Questa sigla sta per “Dots Per Inch” e si riferisce al numero di punti per pollice su una pagina stampata. In generale, più sono i punti per pollice, migliore sarà la qualità dell’immagine (300DPI è lo standard per la stampa di immagini ad alta qualità). L’acronimo PPI sta per “Pixels Per Inch” e rappresenta il numero di pixel per pollice nell’immagine. Se si ridimensiona un’immagine in Photoshop rendendola più grande, si aumenterà il numero di pixel per pollice……ma si perderà in qualità. Tenete a mente che la risoluzione si applica solo alla grafica raster perché i vettori non funzionano in pixel.
4. Tipografia
In parole povere, la tipografia è l’arte di organizzare i caratteri. E’ uno dei fondamenti della progettazione grafica e ogni designer dovrebbe conoscere le sue regole. La differenza fra dei caratteri discreti e brillanti è ciò che può fare la differenza nel design, come anche essere in grado di individuare gli errori crenatura o kerning (lo spazio tra due caratteri).
5. Griglie
Il modo migliore per descrivere una griglia grafica è una serie di linee intersecanti verticali e orizzontali utilizzate per organizzare i contenuti di un layout. Che si in InDesign, Photoshop o Illustrator, la creazione di una griglia permette di ottenere una composizione grafica corretta e bilanciata.
6. Logo Design vs Branding
I loghi sono elementi grafici molto potenti! Un logo ben realizzato funzionerà infatti come un “richiamo” per pubblicizzare una società o un prodotto, ma per i designers rappresenta una sfida cercare di riassumere l’essenza del cliente in un unico elemento grafico. I migliori marchi al mondo possono e devono “vivere” per molto tempo, anche perché dei continui restyling possono infastidire i clienti, soprattutto chi aveva creato un legame familiare con il vecchio logo. Diverso dal logo design è invece il branding. Mentre il logo è di solito la parte più visibile di un marchio, il branding è molto di più. Un buon brand è accuratamente composto da una serie di elementi, mentre il logo rifletterà questi elementi e lavorerà con loro all’interno del marchio. Progettare un grande logo non è affatto facile, ma creare o aggiornare un brand può essere un’impresa enorme, perché necessita di una profonda comprensione della personalità del marchio, come essa viene percepita, la sua storia e molto altro ancora. In poche parole, per brand s’intende la percezione emotiva dell’immagine aziendale nel suo complesso. trasmettere che tutto ciò che fa l’impresa è riflettere i valori e gli obiettivi del business nel suo complesso. Il brand dimostra ciò che l’azienda rappresenta, quello in cui crede e perché essa esiste. E non è puramente una questione di colori, caratteri tipografici, logo o slogan.




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